Giampaolo Merciai
A MIO PADRE
Perché te ne sei andato oggi di tanti anni fa?
Dentro di me hai lasciato un vuoto
immenso come il mare,
non mi hai dato nemmeno il tempo di capire.
Come potevo pensare
che il bicchiere d'acqua che mi chiedesti
fosse il tuo modo per dirmi addio
prima di partire per il tuo viaggio più lungo?
Mi hai lasciato orfano della tua presenza,
delle tue parole, dei tuoi gesti,
delle dolci carezze che facevi ai miei figli.
Mi hai lasciato prigioniero dell'attesa.
È vero, ero già un uomo, ma tu,
eri il mio faro nei momenti di nebbia,
eri il mio libro di storia,
la mia conoscenza incompleta.
La giostra dei pensieri
si ferma a ricordare le gite fuori porta,
quando andavamo a merendare,
quando correvi nei prati,
quando giocavi con me e i miei fratelli.
Se potessi dare un'immagine all'Amore
sarebbe il tuo volto, con le tue rughe,
col tuo sorriso dolce come gli occhi di un bambino,
col tuo sguardo innamorato della vita.
Nello scrigno dell'anima,
dove rinchiudo i sentimenti forti,
ti ho chiuso in uno spazio indistruttibile
e senza fine.
A volte, riesco a sentire la tua voce
e vorrei avere un cavallo dalle ali d'oro
per scrivere nel cielo quanto mi manchi.
Aspettami padre mio, ho ancora tante cose da dirti
e, quando un giorno cavalcheremo insieme
le praterie dell'infinito,
non rimpiangerò questa vita
se i miei figli sentiranno per me
quello che io oggi sento per te.
NELLA CASA DEGLI UOMINI SENZA PELLE
Nella casa degli uomini senza pelle
si trovano speranze trasparenti
attraversate da oceani in tempesta
sopravvissute a sepolcri di pietra
che le hanno rese immortali.
La storia non è storia.Mi dipingo la faccia di nero.
Nella casa degli uomini senza pelle
lavorano scultori con mani di cristallo
forgiando opere innocenti.
Non è più tempo di navi di carne
né di lame taglienti nascoste
nelle parole di aquile vestite di bianco.Mi dipingo la faccia di nero.
Nella casa degli uomini senza pelle
non c'è spazio per farfalle dorate
inseguite da pensieri di guerra
né per impronte di memoria
tormentate dai rimorsi
di una neve macchiata di sangue.Mi dipingo la faccia di nero.
Nella casa degli uomini senza pelle
le pareti profumano di gelsomino,
le finestre si aprono su aurore
dove i passi si muovono nei fiori di ciliegio
in un cielo di colombe con gli occhi della luna
accarezzate da mani che si toccano.Nella casa degli uomini senza pelle,
la pelle non ha colore.
SEQUENZE DI RICORDI
Sequenze di ricordi
mi appaiono all'orizzonte,
si avvicinano. Come gabbiani
ricamano nell'aria impronte
per ricordarmi chi ero.
Guardo lo specchio del tempo,
frammenti di vita mi calano addosso
giacigli di memoria
rinchiusi dentro la porta
della quale io solo ho la chiave:
tornano le assenze.Mi muovo in un paesaggio
che non mi è ultimo
raccolgo respiri e sospiri,
attimi dimenticati di un viaggio
iniziato negli anni della paura.
Tremano le mani
nell'emozione. Chissà se l'approdo
troverà porto deserto
o se la brezza che mi avvicina alla meta
porterà zattere di mani e saluti
nel golfo delle ombre senza voce.
UN GIORNO, UN UOMO
Un giorno, un uomo mi disse: - vedi,
il mondo gira. Fermati e aspetta.
Tutto ti passerà davanti.Vidi bambini camminare su spiagge di cenere
vivere tristezze selvagge con le labbra chiuse
portando bombe e fucili negli zaini.
Vidi ragazze dal cuore di cerbiatto
intente a immergere le mani nell'arcobaleno della vita
violentate dalla forza del mare vestita da soldato.
Vidi brandelli di dignità piovere dal cielo
sulle sofferenze dei deboli, malati di fame,
riempire pagine di giornali che restarono vuote.
Vidi ombre di uomini liberi, ingiallite dalla paura,
nascondersi al respiro di draghi ebbri di follia
ansiosi di nutrirsi delle loro strazianti agonie.
Vidi aquile ferite abbandonare montagne lontane,
palcoscenico di ipocrisia e ignoranza,
morire nude sui gradini di una chiesa.
Vidi scheletri dalla testa nera, nascosti
nei corridoi delle scuole, iniettare veleni
nelle lampadine di giovani che non volevano invecchiare.
Vidi il sonno di un popolo in fuga,
tramutatosi nel grigio fumo di un camino,
oscurare le coscienze di questo mondo che gira.Bruciò il velo degli occhi cosparsi di lacrime,
volò perduta la mia anima debole farfalla,
annegando inesorabile nell'abisso dell'impotenza
schiacciata da grattacieli senza scampo.Un giorno, un uomo mi disse: - vedi,
il mondo gira. Fermati e aspetta.
Tutto ti passerà davanti.Chiusi gli occhi per non vedere.
UNA VOLTA
Una volta,
c'erano le favole a chiudere gli occhi dei bambini.
Emozionante cammino su nuvole spolverate di stelle.
Montagne di parole portate via dal fiume del tempo.Ricordi che scompaiono.
Apro le finestre, piove. Piovono brandelli di vita
sui giardini di Luglio e farfalle azzurre si fermano
e i silenzi si riempiono di dolore
e rose bianche diventano rosse di sangue.Chiudo le finestre, piango. Piango giorni senza luce
sui mari dell'odio e non bastono Torri che cadono
e i treni di Madrid e i muri di Beslan
e il cielo di Londra e le strade di Sharm
Strategia della paura.Una volta,
c'erano le favole a chiudere gli occhi dei bambini.
La luna giocava a nascondino sul crinale
e alla sera, oltre i monti, le città dormivano notti di pace.Perdo la parola.
E non si ferma il mio pianto. Lacrime
per la musica di una chitarra che ci univa
e per i rimpianti di un paese da visitare
e per il profumo di gelsomino che bagnava gli oceani.
Lacrime che cadono sull'Amore per la vita.Una volta,
c'erano le favole a chiudere gli occhi dei bambini
VIANDANTE
Viandante, io non ti conosco.
I lampioni mostrano ombre diverse
nel passo che ci avvicina;
fra le pieghe della tua sacca
vedo il deserto della tua terra,
nei tuoi occhi, gli avanzi della paura.
Sei sceso nella piazza dei sogni
per assaporare il succo della pace
o per seminare il grano del dolore?Viandante, io non ti conosco.
Dalla mia finestra vedo fiamme
e morte che cammina;
piangi con me nuvole di lacrime.
Le città sono vuote nella testa dei soldati,
impronte di sangue dettano il passo.
La tua preghiera
si perde sulla strada della Mecca,
la mia, cerca invano Gerusalemme!Viandante, io non ti conosco.
La mia mano è pronta:
non tiene pietre bruciate
ma segno di croce.
La fontana batte colpi d'acqua.
Ti offro il mio bicchiere
in cambio di un pezzo del tuo pane
e, quando il sole si alzerà,
allontaniamoci insieme dal giardino dei cuori smarriti.