Salita al Kenya
La passione non e' cieca,
e' visionaria
Stendhal14-9-2005
Alle 11 partiamo da Moshi nel ricordo del risultato ottenuto sul Kilimangiaro ma soprattutto delle emozioni che ci ha regalato questa montagna.
Il pulmino che ci riportera' a Nairobi e' sempre lo stesso con cui siamo venuti fin qui, dotato di 20 posti compreso quelli centrali e privo di aria condizionata.
Il tempo in cui arriveremo alla capitale Keniana sale pero' a 10 ore nelle quali la nostra mente e' oramai proiettata completamente alla settimana che ci attende e alla successiva scalata del Monte Kenya. Tuttavia il viaggio di ritorno si trasforma per me in un momento di serenita' assoluta; nelle orecchie il mio MP3 trasmette "Concert in Central Park" di Simon e Garfunkel e quella fantastica musica , colonna sonora per quelli della mia eta', unita al caratteristico paesaggio africano sa regalarmi la pace che nel mio mondo difficilmente ritrovo.
Un viaggio difficile fisicamente ma che ritempra lo spirito cosi' provato dagli avvenimenti degli ultimi anni.
Dal diario di Pepi: Ci fermiamo ad Arusha nel parcheggio di un grande hotel per mangiare qualcosa. Notiamo con piacere che il ristorante ha il buffet self-service, a prezzo fisso, e a questo punto Marco, come nel giorno di salita al Kili, si gira verso di me e mi dice: "stammi dietro e conta i passi " Abbiamo fatto un bel danno e credo proprio che il mulo brianzolo si trasformi in un cammello brianzolo perché ovunque ci fermiamo riempie le gobbe dicendo: "non si sa mai "
Alle 20 giungiamo completamente "lessati" all'appartamento del nostro amico Giovanni che essendo stato chiamato urgentemente in Sudan per lavoro, ha lasciato le chiavi alla guardia armata.
Una bella doccia e' necessaria per affrontare anche psicologicamente quello che ci sta attendendo e subito dopo esserci gustati una pasta italiana ci addormentiamo come sassi.
15-9-2005Alle 8 in punto Evans e' sotto casa nostra con il proprio pulmino.Anche nel parco del Kenia non e' possibile camminare o scalare senza guide e portatori locali. Per tale motivo abbiamo cercato su internet una guida che potesse organizzarci i trasferimenti, che fosse un punto di riferimento e che trovasse anche una guida d'alta quota che ci permettesse di salire in autonomia, semplicemente accompagnandoci per indicarci la via .Evans rappresentera' per tutto il viaggio esattamente quello che ci saremmo aspettati da lui e dalle centinaia di e-mail che ci siamo scambiati prima di arrivare in Africa: un amico, un'ottima guida e una grande persona.
Dopo aver caricato tutto il nostro materiale con l'aggiunta di circa 30 Kg corrispondenti al peso del materiale d'arrampicata che avevamo lasciato da Giovanni inizia l'avventura Keniota.
Non ci sara' risparmiato praticamente nulla!
Viaggiamo per circa 200 Km fino alla cittadina di Nanyuki. Qui veniamo letteralmente assaltati da un gruppo di persone che vuole venderci qualsiasi cosa abbia un valore; abbiamo il sospetto e a dire il vero anche la quasi certezza che basterebbe chiedere un kalashnikov o a scelta la mamma o la fidanzata che quelli immediatamente ce li consegnerebbero. Sarebbe solamente una questione di prezzo! Mi viene in mente come il dio denaro anche qui come nel nostro mondo occidentale rappresenti cio' che fa la differenza e che muove il cuore e lo spirito e un poco di tristezza si fa strada nel mio cuore.
Ma non e' tempo per le riflessioni. Subito saliamo su un "meraviglioso" fuori strada , residuato della seconda guerra mondiale, ormai privo di ammortizzatori e di una qualsiasi parvenza di confort. Dopo due minuti si scatena un temporale tropicale di incredibile portata. Dal cielo la pioggia viene buttata giu' a secchiate e lo sterrato dove siamo finiti si e' ormai trasformato in un fiume marrone. L'autista e' davvero molto bravo e grazie alle ridotte e non fermandosi mai per non impantanarsi raggiunge dopo 9 Km l'ingresso del parco (il Sirimon Gate) posto a 2.650 mt.
Scendiamo e ci prepariamo per la prima salita della giornata fino all'Old Moses Hut (3.400 mt).
Facciamo conoscenza con Kim la guida di alta quota che ci mostrera' il cammino sulla Nord. E' un personaggio simpatico che parla un inglese di difficile comprensione ma che mostra molta calma e almeno a parole molta competenza riguardo la via che ci attende.
La salita si svolge in un ambiente stupendo con una foresta che a mio avviso e' ben piu' bella di quella gia' mirabile del Kilimangiaro. Salire e' difficoltoso per via del terreno reso scivoloso dalla pioggia ma possiamo godere della bellezza straordinaria dei luoghi , della visione di antilopi e scimmie e soprattutto finalmente possiamo ritrovarci in quella solitudine tipica della montagna che tanto ci e' mancata nella prima avventura qui in terra africana. Tanto sulla via del Kilimangiaro c'era confusione tanto qui c'e' silenzio e i pochi personaggi che si incamminano su questo sentiero sono dei veri amanti della montagna, il cui modo di interpretarla ben si addice al nostro animo
Con passo veloce (stiamo benissimo!) arriviamo alle 17,15 all'Old Moses , un rifugio che non ha niente da invidiare ai nostri rifugi alpini se non un maggior grado di poverta' nell'arredo che tuttavia ben si addice al luogo.
Le poche persone che giungono qui sono al limite del collasso e un signore sui 55 anni ha necessita' del mio intervento medico. Anche in quest'occasione saranno i suoi occhi azzurri e felici della ritrovata salute il piu' bel ringraziamento!
Alle 19 cena fantastica facilitata anche dall'utilizzo della cucina del campo da parte di Evans e dei suoi e alle 20 tutti a nanna non prima di essere riuscito a sentire casa. La nostalgia per le mie donne avvolge il mio cuore ma tra una settimana so che le riabbraccero'! Per ora nulla mi deve distogliere da quelle pareti che la sera limpida permette di vedere in lontananza.
Dal diario di Pepi . "Il percorso è fantastico, una foresta tropicale piena di animali e pochissima gente: il nostro paradiso. Stiamo molto bene e l'acclimatamento ha fatto la sua parte in quanto in meno di 2,5h, con tanto di riprese vide , riusciamo ad arrivare a Old Moses Camp. Evans, insieme alla guida Kim, arrivano dopo circa 40 minuti e vedendoci già cambiati mentre prendiamo il the, ci chiede quanto ci abbiamo messo ad arrivare. Gli rispondo che siamo saliti "pole, pole (piano, piano) ma lui ridendo dice qualcosa in suali del tipo: "pole, pole un tubo "16-9-2005
Sveglia alle 7 e dopo colazione siamo pronti a partire per le 8. Veniamo circondati da alcuni inglesi e da due tedeschi che parlando velocissimo ci mostrano la macchina fotografica. Pensiamo vogliano una foto mentre desiderano solamente fare una foto a noi due per tenersela. E' la prima volta che ci succede di essere trattati da divi! Scenderanno a valle e ridendo ci dicono che nelle serate d'inverno a casa ricorderanno quei due ragazzi vestiti di rosso con lo stemma dell'Italia che stavano andando verso un sogno!
Li abbracciamo e ancora una volta sappiamo che la montagna ti regala momenti come questo, gente sconosciuta pronta ad esserti amica e a soffrire per te. "Good Luck!" sono le ultime parole che sentiamo da loro avviandoci verso lo Shipton's Camp (mt .4.200).
La tappa odierna prevede un continuo saliscendi con vista sulle spettacolari pareti lontane di Batian e Nelion fino ad una ripida discesa dove tra rocce e seneci entriamo nella spettacolare valle di MacKinder . Da li' si inizia a salire e dopo 6 ore circa giungiamo al rifugio. Il tempo e' pessimo e ormai non vediamo piu' nulla della parete che domani dovremo salire. Anche le notizie sono sconfortanti. Mentre salivamo abbiamo incontrato 3 gruppi di forti scalatori tedeschi,belgi ed inglesi che si ritiravano dopo 20 giorni di inutili tentativi alla Nord del Batian. Il risultato migliore e' stato raggiunto dai belgi che si sono fermati a 4.800 metri sotto la Firmin's Tower.
Al rifugio troviamo Tim e Ekland con i quali entriamo subito in sintonia. Sono 10 giorni che aspettano allo Shipton's una giornata per attaccare. In tutto questo tempo hanno provato una sola volta e sono stati respinti a 4.700 metri dal ghiaccio in parete che si e' infiltrato in tutte le fessure dove arrampicare.
Mentre prendiamo posto nel rifugio ci accorgiamo che lo Shipton's non solo e' un rifugio alto ma e' anche un allevamento di topi di montagna che passeggiano indisturbati tra i tavoli e i letti. Decidiamo di dormire nei letti in alto ma la loro presenza sara' un fastidio continuo per tutta la nostra permanenza.
Un poco delusi e soprattutto preoccupati ceniamo alle 18,30. Al termine della cena usciamo e come per incanto appare di fronte a noi una magnifica stellata e le pareti del Batian completamente libere dalle nubi. I due inglesi dicono che portiamo fortuna e che forse saremo proprio noi a salire dove tutti hanno fallito. Alle 19,30 andiamo a dormire sapendo che la giornata di domani sara' decisiva.
Dal diario di Pepi:" Con una roccia asciutta ed a una quota più bassa la via sarebbe di una difficoltà media, ma in queste condizioni di neve e a quota 5000 mt, il Monte Kenya può diventare molto cattivo. Stasera siamo usciti con Marco a fare una passeggiata con la luna piena sotto il cielo stellato. Il Batian ci guarda imponente e noi in silenzio gli chiediamo il permesso di salirlo. Domani sarà una giornata molto lunga e dura e noi, più che mai, avremmo bisogno delle preghiere della nonna Wanda "17-9-2005
Su consiglio di Kim ci svegliamo alle 5 e alle 6 in punto siamo all'attacco della parete a 4.450 metri di quota dopo un interminabile morena e roccette di I-II grado. Ieri sera ho insistito parecchio con lui per partire alle 2 ma ho dovuto piegarmi alle sue riflessioni e alla sua supposta competenza. Egli pensa che in questo periodo convenga aspettare che il sole scaldi un poco la parete permettendo cosi' al ghiaccio di sciogliersi. Adesso e' il momento e io e Pepi ci abbracciamo forte , ci guardiamo negli occhi e sappiamo entrambi che l'allenamento estivo sulle rocce lombarde e dolomitiche sara' duramente messo alla prova. Ma stiamo benissimo e sappiamo anche che la nostra cordata non e' mai stata cosi' forte come in questo momento.
Alla base pero' molliamo i sacchi a pelo e teniamo con noi solamente i piumini e i sacchi da bivacco per qualsiasi evenienza di necessita'. Il peso degli zaini e del materiale e' pero' di circa 13 kg e il dato ci preoccupa un poco essendo un peso enorme per un'arrampicata cosi' impegnativa e lunga e sopra i 4.500 mt! Kim sale invece solamente con uno zaino di 2 kg che contiene un maglione e un panino!
Dal diario di Pepi: "I primi tiri mi sembrano subito non difficili ma molto faticosi forse per lo zaino piuttosto pesante e sicuramente per l'altitudine. Stiamo arrampicando sul IV grado sopra i 4.500 mt, all'incirca la quota del rifugio Margherita sul Monte Rosa. Il tempo è molto bello per i primi 4-5 tiri ma presto cominciano a farsi notare le prime nuvole minacciose."
Dopo il primo tiro abbastanza impegnativo iniziamo a carburare e in 3,30 h siamo all'anfiteatro. Kim si siede , si accende una sigaretta e ci dice che in questo posto dobbiamo riposare per almeno 10 minuti. Mi assale una strana sensazione. Sono le 9,30 e da Nord vedo arrivare delle nubi che non mi piacciono per niente, ma Kim mi dice che sono trascurabili e di non farci caso. Non voglio essere pesante ma sulle Alpi quelle sono nubi che non promettono niente di buono! Davanti a noi a circa 100 metri si staglia la sagoma della Firmin's Tower , un blocco verticale di circa 150 metri che rappresenta il passo chiave di tutta la salita. Dalla mia visuale capisco perfettamente il perche' e mi chiedo anche dove sara' la nostra via. Ma mi tranquillizzo sapendo che Kim conosce la strada.
Riprendiamo a salire e lasciamo che sia Kim a guidarci; tuttavia la sua salita non e' coerente con le indicazioni che la roccia sembra dare. Sale un poco a zig-zag non sapendo bene dove andare. Siamo messi bene , penso, ma decido di starmene zitto. Ad un certo punto capisco chiaramente dove sta la strada da percorrere e un poco contrariato (eufemismo!) dico a Kim di prendere quella direzione.
Lui segue le mie indicazioni ma probabilmente sa gia' benissimo cosa ci aspetta la' dietro. Sono alla base della Firmin's e la roccia e' completamente coperta di ghiaccio; Kim e' davanti a noi circa 8 metri in sosta e guardandoci con un sorriso dice "Bad Luck!- go down!".
Guardo Pepi al mio fianco e gli dico che e' meglio che vada lui a vedere cosa sta accadendo perche' da questa posizione non si vede un bel niente. Pepi parte e raggiunge Kim. Dalla mia posizione vedo che si parlano, che Pepi molla il suo zaino e inizia a salire nascondendosi alla mia vista.
Dal diario di Pepi: "Decidiamo di proseguire e arrivati alla base del Firmin's Tower, il passaggio più duro di tutta la via, siamo ormai prossimi ad una tormenta. Kim non se la sente di proseguire. A questo punto mi rimane una sola cosa da fare; valuto la situazione cercando di scegliere la via migliore per arrampicare tra gli enormi blocchi di ghiaccio e dopo aver lasciato giù lo zaino per poter essere il più leggero e veloce possibile parto in una scalata estrema."
Le nubi che arrivavano dal Nord e che secondo Kim sarebbero state innocue sono nel frattempo giunte sopra di noi e iniziano a scaricare un sottile nevischio. Dalla mia posizione non vedo nulla e dopo circa 30 minuti inizio ad essere seriamente preoccupato. Il tempo e' mutato completamente. Da lontano si sentono tuoni e la neve adesso scende copiosa . Dove sara' Pepi?
Dal diario di Pepi: "Arrampico tra blocchi di ghiaccio e a colpi di pugno cerco di farmi spazio nelle fessure gelate. Speravo con tutto il cuore che il tempo potesse migliorare cosi' che sarei riuscito a portato su la corda per velocizzare la salita di Marco e di Kim, ma arrivato in sosta mi ritrovo nel mezzo della tempesta che si scatena con tutta la sua forza, scaricando fulmini e tuoni sull' intero Monte Kenya."
Passano ancora 10 minuti e ormai i tuoni sono vicini, la neve ha raggiunto le caviglie e non vedo il mio compagno. Kim e' nella sua postazione ma non risponde mai alle mie chiamate. Prendo una decisione difficile ma necessaria. Mollo la sicura e salgo libero gli 8 metri che mi separano da Kim. Ho una fifa boia perche' sulla mia destra ho un baratro di circa 1.000 metri e il cammino e' stato reso pericolosissimo dalla neve caduta. Con un'attenzione mai avuta prima raggiungo finalmente il cordino di sosta che mi appare come la salvezza. Mi assicuro e chiedo a Kim dove sia Pepi. Lui mi guarda e finalmente dopo circa 40 minuti in cui speravo in una parola mi comunica : Go down! Go down! We died here!!!!" I don't want died! " Vedo che non sta facendo sicura a Pepi e urlandogli qualcosa di poco edificante in brianzolo stretto, gli prendo dalle mani il reverso. In questo momento a 4.960 metri di quota potrei anche picchiarlo (e ne avrei molta voglia) ma non servirebbe a nulla. Guardo davanti a me e vedo finalmente dove e' andato a cacciarsi Pepi; una parete liscia di V grado superiore che nelle condizioni attuali aumenta il suo grado di almeno due punti! La parete e' verticale e tutta ghiacciata. Il vento si impadronisce della situazione, mentre un fulmine passa non lontano da noi. Mi aspetto da un momento all'altro che Kim da nero diventi bianco cadaverico, ma credo che la sua colorazione sia comunque virata in tal senso.
Adesso non parla piu' in inglese ma si lamenta continuamente e rompe le scatole in dialetto keniota. Da parte mia urlo solamente al vento "Pepi,Pepi! " piu' forte che posso. Ma non sento alcuna risposta. Anche la nostra radio e' diventata inservibile per via del freddo che ha bloccato le batterie.
Prendo Kim per la giacca a vento, lo guardo malissimo, gli metto in mano il reverso e decido di attaccare anch'io la parete per cercare il mio amico. Nulla mi farebbe muovere da li' senza di lui.
Dal diario di Pepi: "La situazione è critica e devo mantenere il controllo sulle mie azioni. E' la classica circostanza nella quale, a meno di 200 mt dalla cima devi prendere una decisione veloce e senza avere alcun dubbio. Credo siano proprio questi i momenti nei quali il calore di coloro che ci amano e ci attendono a casa ci aiutano a non oltrepassare quel varco verso la follia. Il mio primo pensiero è quello di ripararmi dai fulmini e raccolgo tutto il materiale nascondendolo sotto la giacca e accucciandomi in mezzo a due blocchi di roccia. Aspetto cosi' alcuni minuti interminabili nei quali la frequenza dei fulmini cala notevolmente e quindi decido di scendere. Comincio ad urlare il nome di Marco ma il vento porta lontano la mia voce. Sono preoccupato per lui perché conoscendolo sono certo che sta facendo qualche pazzia per venire a cercarmi. Devo scendere al più presto, prima che lui cominci a salire, ma poiche' non so esattamente cosa stia succedendo la' sotto, decido di calarmi in corda doppia in totale autonomia. Mentre mi allontano dalla sosta guardo con amarezza verso quella che avrebbe dovuto essere la nostra cima "
Mentre appoggio il piede destro sulla parete ecco comparire dall'alto il mio "fratello" romeno. Si sta calando a corda doppia dall'alto, perche' grazie alla sua esperienza ha gia' capito che Kim non stava facendo sicura a nessuno! Appena arriva in sosta prende in mano la situazione ; non abbiamo bisogno di parole; lo abbraccio e guardo il suo zaino appoggiato ai piedi della sosta ormai ricoperto dalla neve e iniziamo le manovre di discesa. Oggi non e' giornata per la vetta del Batian, oggi e' solamente giornata per conquistare la nostra vita!
Scendiamo velocissimi inseguiti da tuoni e fulmini e portandoci dietro il povero e spaventatissimo Kim. Mentre scendiamo capiamo pero' che tutti i nostri portatori hanno lasciato ormai lo Shipton's per dirigersi dall'altra parte della montagna ed aspettarci all'Austrian Hut .
Cosi' bagnati abbiamo la necessita' assoluta di ritrovarli e quindi decidiamo che una volta all'attacco partiremo in notturna e praticamente in invernale per la Nord della Lenana da dove potremo raggiungere la loro postazione. E' una scelta completamente pazza ma purtroppo e' l'unica che ci resta. Arriviamo alla base senza nemmeno un pelo asciutto e mentre ci sediamo consapevoli di essere vivi e che ci aspetta una fatica terribile e altrettanto pericolosa vediamo arrivare Evans con due portatori. Mentre si stava recando attraverso il Simba Col all'Austrian Hut per aspettarci e' stato raggiunto dalla tempesta e ha scorto tre uomini calarsi. Ha fatto retromarcia ed ora e' li' ad assisterci. Lo abbracciamo forte sapendo che e' stata la nostra salvezza.
Al rifugio i due inglesi ci abbracciano consapevoli di quanto abbiamo rischiato!
Dal diario di Pepi: "Mentre scendiamo tutti bagnati Marco ha un'idea folle. Vuole andare giù velocissimo e attaccare immediatamente la parete Nord della Punta Lenana. A parte la fatica che richiederebbe (ma lui e' un mulo brianzolo!) teoricamente e' un'idea fattibile anche perche' i nostri portatori dovrebbero essere dall'altra parte della montagna Arriviamo alla base della parete bagnati marci e dopo un lungo abbraccio tra noi notiamo con stupore che Evans ci sta aspettando insieme a due portatori. Lo dico sottovoce: sono molto sollevato dali non dover attaccare una parete Nord nelle condizioni in cui ci troviamo, bagnati fino alle mutande, stanchi morti e senza aver mangiato."18-9-2005
Sveglia tranquilla alle 7,30 dopo una notte movimentata per via dell'agitazione provata nella giornata precedente. Alle 9 partiremo per la Nord della Lenana (mt 4.985) che si presenta completamente imbiancata. Il nostro progetto iniziale prevedeva la salita dalla facile Sud con partenza dall'Austrian Hut ma a questo punto non ci e' sufficiente. Vogliamo fare la via piu' difficile. Faremo la nord dalla cresta anche se oggi dallo Shipton's nessuno parte per la Nord Ovest molto piu' semplice della cresta sulla Nord) che da questo versante dopo circa 3/4 ore conduce in vetta.Dicono tutti che le condizioni sono brutte e che il sole picchia solo sul Batian e non sulla Lenana. Come il sole? Quale sole? Pepi si precipita fuori e
Dal diario di Pepi: "Esco fuori mi guardo intorno e non credo ai miei occhi; un sole splendente, un cielo blu e non una nuvola all'orizzonte. All'improvviso il motivo per cui ero lì mi torna alla mente: ritentare la salita al Batian. Marco nel frattempo si e' svegliato e vedendomi agitato, intuisce subito qualcosa. Gli spiego la situazione e le eventuali alternative ma la sua risposta è come sempre scontata: "facciamolo, andiamo su " Ci vogliono pochi minuti per riorganizzare il tutto e la flessibilità di Evans, che capisce molto bene il nostro desiderio di ritentare, ci aiuta molto."
Siamo ancora in ballo, guarderemo ancora il Batian e gli chiederemo il permesso di salirlo. Il nostro progetto e' chiaro. Stavolta saliremo leggerissimi, con un peso di 3-4 Kg con solamente i guanti di riserva ed il piumino nello zaino confidando nell'ora tarda e nel sole che sta scaldando la parete del Batian. Dovremo essere velocissimi, rinunciare all'impossibile traversata verso il Nelion (troppa neve!) e scendere la sera di nuovo allo Shipton's! Alle 8,40 partiamo dal rifugio mentre gli inglesi e il popolo dei trekker urla i loro incitamenti . Alle 9,40 attacchiamo la parete portandoci ancora dietro il povero Kim perche' dopo la Firmin's dovra' indicarci la via da seguire. Il cielo e' di un blu intenso e il sole scalda cosi' tanto che anche il nostro abbigliamento e' piu' leggero rispetto al giorno precedente.
In me si affollano mille pensieri. Sono il piu' vecchio e riusciro' a salire di nuovo cosi' velocemente per la seconda volta in due giorni e domani attaccare la Nord della Lenana? Come sara' la parete? Tuttavia so anche che dobbiamo fare questo nuovo tentativo per noi stessi. Vogliamo mollare solamente dopo aver dato tutto e essere in pace con noi stessi. Nelle lunghe sere d'inverno, in Italia, non dovranno esserci se e ma , ma solamente certezze.
Alle 11,40 siamo all'anfiteatro e Kim fatica a stare al nostro passo. Ansima e si trascina ma almeno non molla e non si lamenta. Tuttavia ora il cielo e' ancora una volta pieno di nubi. Non ci sono tuoni ma qualche piccolo fiocco di neve inizia a fare la propria comparsa.
Alle 12,55 siamo al punto che ieri ci ha dato tanti problemi. Pepi sale veloce seguito da Kim . Mentre faccio sosta penso a ieri e all'angoscia che mi ha preso nel non sentire la voce di Pepi e anche alla bellezza della nostra amicizia. Presto pero' la corda prende a tendersi. E' il mio momento! Attacco veloce ma subito mi rendo conto che ogni appoggio e ogni appiglio e' completamente ghiacciato. Le mani sono divenute blu dal freddo e mi chiedo come abbia potuto quel diavolo di romeno salire questa parete nella precedente giornata! Credo di essere velocissimo nonostante la fatica e il dolore alle mani. Alle 13,30 sono in vetta alla Firmin's Tower!
Mancano solamente 180 metri alla vetta!
Dal diario di Pepi: "Sono di nuova in cima alla Firmin's Tower, sopra i 5.000 mt e ancora una volta il tempo ci rende la vita difficile. A differenza di ieri manca la tempesta ma in compenso si è messo a nevicare. Recupero Marco e rimango molto sorpreso nel vederlo giungere di lì a pochi minuti dopo una scalata cosi' faticosa. Oggi siamo stati velocissimi, grazie anche alla decisione di salire leggeri. Ma le cose non si mettono per niente bene. Nel breve attimo in cui riusciamo a vedere la parete davanti a noi notiamo che è diventata una lastra di ghiaccio e quindi tentare di salirla equivarrebbe ad un suicidio. E' sempre difficile prendere decisioni a meno di 200 mt dalla cima ma questo ostacolo ci lascia poche scelte, anzi una sola; scendere e rispettare la nostra vita e quella di chi ci sta a fianco. Ci guardiamo con Marco negli occhi e con un sorriso che esprime tutto quello su cui è costruita la nostra amicizia decidiamo insieme: "ok, si torna a casa qui abbiamo dato il massimo"
Mentre iniziamo a scendere, un poco delusi ma sicuri della nostra decisione cogliamo uno strano sorriso nel viso di Kim che ha continuato per tutta la salita a guardare l'orologio. Capiremo poi il motivo della sua felicita'!
Scendiamo veloci mentre il tempo sta ancora cambiando e la neve aumenta d'intensita'.
Alle 19 siamo al rifugio , infreddoliti, stanchi e un poco tristi ma consapevoli di aver dato il massimo e per tale motivo in pace con noi stessi e con la montagna.
Mentre stiamo mangiando notiamo pero' che Kim viene complimentato da tutte le guide locali e che tutti gli ospiti del rifugio si avvicinano complimentandosi con noi. Il custode ci porta il libro di vetta da firmare. Subito diciamo chiaramente che non firmeremo nulla stasera perche' la nostra cima sara' quella di domani e dalla via di cresta , quella piu' difficile. Ma subito capiamo che il custode ha gia' preparato la pagina che dobbiamo firmare: la nostra firma viene posta sotto la scritta che reca il nuovo record di velocita' della Firmin's Tower con i nostri nomi e quello di Kim. A dire il vero il resoconto del rifugiata parla di un record di 4 ore mentre ne abbiamo impiegate 3,50 h ! . Kim stasera e' felice come una pasqua e potra' cosi' vendersi come la guida piu' veloce nel tratto piu' impegnativo della nord.Viene da noi e ci chiede di mostrare il filmato della salita. Cosi' , in un rifugio africano a 4.200 mt, tutti stanno dietro di noi ad osservare uno schermo di 2,5 pollici e si complimentano continuamente uscendo ogni 2 minuti con degli ohh di ammirazione ai passaggi piu' difficili.
Siamo molto contenti. Sappiamo che la via e' impraticabile , che siamo quelli che sono arrivati piu' in alto negli ultimi 40 giorni , ora sappiamo pure che abbiamo lasciato il segno del nostro passaggio e cosa piu' importante ancora una volta la nostra cordata e' giunta alla base senza un graffio.Inoltre mai, in nessun momento, c'e' stata discordanza tra noi riguardo alle scelte fatte o da fare. Capiamo che quello che ci aspettavamo uno dall'altro e' avvenuto nel momento delle difficolta'. Troppo spesso nella vita di ogni giorno le persone ti appaiono in un certo modo ed invece conoscendole a fondo sono lontane da cio' che promettono. Questo non lo avrei accettato!. Posso perdere tutte le vette del mondo, posso non giungere dove ho preventivato ma non reggerei alla delusione di aver sbagliato giudizio su un amico fraterno.Il tempo meteorologico ha fermato la nostra salita ma non ha intaccato la nostra amicizia.
Dal diario di Pepi: "Siamo molto stanchi e un po' rammaricati perché il tempo non ci ha dato una mano, anzi ci ha messi a dura prova. In condizioni normali sicuramente avremmo battuto il record di velocità per la salita sul Batian. Ma non abbiamo ancora rinunciato ad una della vette del Kenya. Domani ci aspetta un'altra giornata pesantissima. La salita sulla cima Lenana dalla parete Nord e discesa fino al Naro Moru Gate (un percorso di circa 40 km). Comunque la cordata Vataman-Zappa ha lasciato anche qui il segno del proprio passaggio confezionando un record di velocita' che non era nei nostri pensieri ma che ci riempie di orgoglio "19-9-2005
Alle 2 di notte il rifugio e' tutto sveglio ed in movimento, tutti tranne Pepi che dorme beato e tranquillo.Lo invidio molto perche' non sono riuscito a chiudere occhio per tutta la nottata che ho trascorso osservando i topolini viaggiare velocissimi per il rifugio.
I 2 inglesi si stanno preparando per tentare la Nord del Batian mentre 2 gruppi di 5 persone ciascuno partira' alle 3 per la Nord Ovest della Lenana (salita impegnativa, lunga ed attualmente innevata).
Per permetterci un po' di riposo il nostro programma prevede la partenza alle 4 con salita alla stessa vetta attraverso la difficile parete Nord per la cresta terminale completamente ghiacciata.
Io pero' sono sveglio e quindi decido di alzarmi per preparare gli zaini per i portatori che andranno al Simba Coll e per salutare il gruppo che si dirige compatto verso la NW. Penso tra me che per loro sara' una giornata terribile ma magica e che, se riusciranno nel loro obiettivo, coglieranno il sogno della vita. "Good Luck!" e' il mio saluto mentre tutti mi dicono che ci aspetteranno in vetta per abbracciarci e complimentarci con noi . Mi tocco per scaramanzia ma mi viene in mente quel libro appena letto sull'Eiger dove le guide svizzere salivano con lo champagne dalla Ovest per complimentarsi con i salitori della difficile Nord. Il paragone e' certo azzardato ma in questo momento mi sento sognatore e spero proprio di trovare questo gruppo di brave persone amanti della montagna che possa festeggiare la vetta insieme a noi. Significherebbe che entrambi abbiamo raggiunto i nostri sogni.
Alle 4 io , Pepi ed Evans (Kim ha alzato bandiera bianca!) partiamo per la Nord. Il primo tratto e' in comune con la NW e andiamo velocissimi. L'allenamento di questi giorni mi ha reso fortissimo e mentre salgo posso guardare sulla mia destra le frontali dei nostri amici inglesi (sapremo poi che sono arrivati all'anfiteatro e da li' ridiscesi) e piu' in alto di fronte a noi la fila delle 10 frontali di chi e' partito 1h prima di noi. Giungiamo alla cresta della Lenana, innevata e ventosa. La quota dovrebbe farsi sentire (4.700 mt) ma invece nessuno di noi rallenta o si ferma. L'ultimo tratto presenta delle roccette di III grado ghiacciate ma alle 6,10 siamo per primi in vetta dove ci abbracciamo felici mentre l'alba fa capolino laggiu' in fondo.
Facciamo le foto di vetta, mi allontano e mi dirigo in un angolo per ascoltare le voci che giungono al mio cuore e per sentire il vento, ancora un volta, accarezzarmi dentro. Le nubi coprono la valle ed il freddo e' pungente ma qui,dove il sogno e' raggiunto, il calore delle emozioni e' sufficiente a scaldarmi completamente.Dal diario di Pepi: "Ci abbracciamo per questa cima, per quello che abbiamo dato in parete e su queste montagne, per il nostro sforzo, la nostra fatica, per la nostra amicizia e per tutti quelli che ci amano e ci aspettano a casa. Il sole sorge laggiu' , sotto i nostri occhi rendendo questo momento magico e indimenticabile. Siamo sulla terza vetta del Kenya e la nostra avventura nel mondo verticale africano finirà qui. Ma non quello che ci unisce. Abbiamo passato insieme momenti molto difficili e abbiamo superato situazioni al limite dell' estremo ma non c'è mai stato un solo istante in cui non fossimo perfettamente in accordo sulle decisioni da prendere. La sintonia dei nostri pensieri, il rispetto reciproco, la pazzia che condividiamo, fanno della nostra amicizia qualcosa di cui mi sento onorato e privilegiato. "
Desidero aspettare il gruppo partito dallo Shipton's. E' un mio personale desiderio. Alle 7 arriva il primo di loro e debbo scendere per aiutarlo a salire l'ultimo tratto in arrampicata. Restero' li' per permettere a tutti loro di raggiungere la vetta. Quando risalgo sono loro a sorprendermi. Dopo il riposo vogliono la foto con noi due e non smettono di complimentarsi con noi, stupiti di come si possa averli preceduti pur avendo preso una via piu' difficile .
E' ora di scendere. Penso che abbiamo raggiunto la vetta del Kilimangiaro, siamo in vetta ad una cima del Kenia salendo la Nord , abbiamo arrampicato 2.400 mt in parete per 3 giorni consecutivi sopra i 4.200 mt, abbiamo raggiunto il record di velocita' di salita della Firmin's Tower , ma soprattutto penso che la nostra amicizia e' rimasta intatta e si e' anche rinforzata.
So che rimpiangero' presto questo momento , la pace che sento dentro me e l'amicizia che mi lega con il grande Pepi.
Ma ora e' davvero il momento di scendere anche perche' la strada che ci aspetta e' davvero molto lunga. Arriviamo al MacKinder Hut in circa 1,30 h e da li' attraversando la valle Teleki ci dirigiamo fino alla Met station (3.050 mt) dove inizia il sentiero sterrato di collegamento che in 2 ore ci porta al Naro Moru Gate. Anche in questa ultima tappa ci siamo sorbiti circa 45 Km con buona pace dei nostri piedi e dell'enorme fatica che sentiamo addosso.
Presto, a casa, ripensero' con calma ai momenti trascorsi , alle fatiche compiute, ai momenti lieti e a quelli angosciosi. Vedro' di scrivere qualcosa che riassuma tutte le sensazioni che adesso si affollano dentro me. Al momento sento la necessita' di ringraziare Pepi che mi e' stato amico, compagno di corda, "fratello" nel cuore , che ha condiviso un sogno e che ha camminato accanto a me per poterlo realizzare.
Abbiamo insieme compiuto piu' di 1.500 km. di trasferimento su strade sterrate e su veicoli approssimativi, percorso piu' di 200 km a piedi e arrampicato le piu' difficili pareti africane.
Soprattutto pero' il nostro cuore si e' nutrito del calore e della bellezza dell'amicizia e abbiamo guardato sempre davanti a noi alla ricerca di noi stessi.
La vera felicita'
Tutto il mondo
vuole stare in cima
a una montagna
ma la vera felicita'
sta nel modo
in cui si sale la scarpataGarcia Marquez